Luogo Evento

ALFEDENA (AQ)
Largo Don Filippo Brunetti

Data - Ora

29 GIUGNO 2021
21:00
ALFEDENA (AQ)

Il suo nome deriva dall’antichissima Aufidena, uno dei centri più notevoli dei Sanniti Pentri, nella valletta Curino, poco a monte di Alfedena, nel Sannio Settentrionale (Abruzzo sud-occidentale e Alto Molise).

Aufidena, fiorita tra il VII e il III secolo a.C., decadde progressivamente fino al collasso, a causa della violenta occupazione e devastazione da parte dei Romani, durante la 3^ guerra sannitica (III secolo a.C.), per risorgere, poco a valle, nell’alto Medioevo, sotto il nome di Alfedena.

Aufidena è un antico centro del Sannio poi municipio romano. Lo storico Tito Livio racconta che la città venne conquistata dai Romani durante la terza guerra sannitica nel 298 a.C. dal console Gneo Fulvio Centumalo. Dopo la conquista romana divenne municipio nella seconda metà del I secolo a.C. e i suoi cittadini furono iscritti nella tribù Voltinia e fece parte della “regio IV Sabina et Samnium”.

Stanno a testimoniare, inoppugnabilmente, la sua importanza storico archeologica italica, preromana, l’ampia Acropoli, a monte di Alfedena (lunghe mura poligonali, porte, tempio, basilica,…) e una vasta Necropoli, a valle.

“L’abitato del Curino (presso Alfedena), è uno dei rarissimi esempi noti di insediamento in stretta connessione con la Necropoli. per questo motivo esso costituisce uno dei punti chiave per lo studio dell’organizzazione sociale ed economica del Sannio, in particolare del Sannio Pentro” (Sovrintendenza Archeologica di Chieti).

Delle circa 10.000 tombe, fondamentalmente ipotizzate dall’illustre archeologo Lucio Mariani, ne sono state scavate finora circa 2.000, nella metà del 1800 e nella seconda metà del 1900.

Il centro sannitico

L’identificazione del centro citato da Livio fu a lungo discussa (nel XVII e XVIII secolo si ritenne si trattasse di Offida, nella valle del Tronto), sulla base di un erroneo passo del geografo Tolomeo, che la attribuisce ai Sanniti Carricini (citati come Caraceni), mentre Plinio la riferisce ai Sanniti Pentri, come confermato dai ritrovamenti epigrafici. L’antico centro sannitico è attualmente identificato con i resti rinvenuti presso Alfedena a partire dalla fine del XIX secolo (ad opera di Antonio Di Nino prima e di Lucio Mariani poi) e negli scavi ripresi a partire dagli anni settanta del Novecento. Si trattava di un complesso di oppida (fortificazioni) che controllava l’alta valle del Sangro, le quali dovevano ospitare la popolazione nei momenti di pericoli. Gli oppida si raccolsero quindi intorno ad un insediamento fortificato che al momento della conquista romana andava assumendo un carattere urbano.

Nella località di “Campo Consolino”, è stata identificata una vastissima necropoli, con migliaia di tombe, alla confluenza del Rio Torto nel fiume Sangro. Le tombe, indagate solo in parte, sono per lo più databili al VI e V secolo a.C., ma la necropoli era ancora utilizzata, con sepolture di minore ricchezza, nel IV e III secolo a.C.. Le tombe sono disposte a cerchio, rispecchiando probabilmente la suddivisione in gruppi gentilizi. La tracce dell’insediamento fortificato principale si sono conservate nella località della “valle del Curino”, che comprende due cime e una piccola valle tra di esse. Restano tratti delle mura in opera poligonale, un edificio pubblico (chiamato convenzionalmente “Basilica”) e un piccolo tempio. Entrambi gli edifici sono datati ad un’epoca posteriore alla conquista romana. Mura di fortificazione si sono rinvenute anche nelle località di “Civitalta”, su uno spuntone roccioso che sovrasta l’insediamento di Curino, e forse riferibile ad una fase più antica. Altri recinti fortificati di epoca sannitica sono stati riscontrati a Castel di Sangro e nella località “Selva di Monaco”, presso la sua frazione di Roccacinquemiglia. I materiali rinvenuti negli scavi ottocenteschi e degli inizi del Novecento erano stati conservati in un museo istituito ad Alfedena (Museo Civico Aufidenate), che tuttavia subì dei furti e venne danneggiato durante la seconda guerra mondiale: alcuni degli oggetti furono distrutti o andarono dispersi. Prima dell’inaugurazione della nuova sede del museo nel 1999 alcuni oggetti furono esposti in una sede provvisoria del Museo Civico “A. De Nino” ad Alfedena.

Il municipio romano

I ritrovamenti epigrafici (dediche di statue onorarie nel foro cittadino degli Aufidenates), permettono di identificare il municipio romano del I secolo a.C. con Castel di Sangro, che da oppidum si trasformò in un vero e proprio centro urbano. Al momento dell’istituzione del municipio venne anche costruito un ponte che attraversava il fiume Sangro, che certamente ne favorì lo sviluppo, a spese dell’insediamento sannitico della valle del Curino, il quale sopravvisse come vicus (insediamento minore). La diocesi di Aufidena, che inizialmente dovette avere sede presso il municipio romano, fu tuttavia trasferita, forse alla fine del V secolo, presso il centro abitato sorto nei pressi dell’antico insediamento sannitico, l’attuale Alfedena, che ne perpetua tuttora il nome. La diocesi fu in seguito soppressa.

Medioevo

Del periodo medievale sono da segnalare, sul piccolo, ma panoramico colle al centro del paese, i resti di un castello edificato prima dell’anno mille e quelli di una torre ottagonale, di stile normanno, di qualche secolo posteriore.

La Chiesa parrocchiale, di stile romanico, fu distrutta dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale e ricostruita, nella stessa forma, ma con materiale moderno. Dell’antico edificio medievale è autentico solo il bel portale centrale.

Al Medioevo risale anche un particolare legame federale, che oggi si chiamerebbe gemellaggio, tra Alfedena, Veroli e Atina, nel Frusinate, al di là della catena della Meta, scaturito, fra l’altro, dal generoso aiuto che Alfedena diede alle popolazioni laziali duramente provate da un terremoto disastroso.

E’ attestato, sul piano civile, da documenti cartacei e lapidei e, sul piano religioso, dal fatto che Santa Maria Salome, protettrice di Veroli e della diocesi di Alatri, molti secoli fa, fu proclamata coprotettrice di Alfedena insieme al protettore storico San Pietro Martire, in seguito alla donazione da parte di Veroli di un lembo delle reliquie della santa Evangelica, conservate nella sua Parrocchia.

Nell’ ampia villa comunale, Alfedena ha eretto monumento al selciatore, a imperitura e riconoscente memoria dei numerosi Alfedenesi, che, per secoli, con alta professionalità e profonda abnegazione, modellarono selci e cordoli, pavimentarono strade e piazze di Roma.