Luogo Evento

ROTONDA (PZ)
Piazza Vittorio Emanuele III

Data - Ora

07 GIUGNO 2021
21:00
ROTONDA (PZ)

Rotonda è un borgo lucano di circa 3500 abitanti. Situato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, costituisce un’eccellente meta turistica. Arroccato su un colle, al margine sud – orientale della Valle del Mercure è una zona di grandi bellezze paesaggistiche e naturali. La parte antica è punteggiata di pregevoli opere d’arte, realizzate dagli scalpellini locali e si snoda in un gioco di stradine e piazze, dove da splendide fontane scolpite, sgorga l’acqua purissima proveniente dai monti circostanti. Rotonda è considerato uno dei principali paesi del Parco Nazionale del Pollino che si può apprezzare in tutto il suo fascino grazie a itinerari e percorsi accattivanti. Inoltrandosi in fitti boschi di faggio, abeti e castagni e altipiani erbosi, si arriva ad ammirare la pregiata specie arborea dei secolari Pini Loricati, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo.

La più importante attrattiva naturalistica di Rotonda è costituita dalla faggeta vetusta di Cozzo Ferriero, riconosciuta “Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco”. Radicata lungo la dorsale che da Coppola di Paola raggiunge Cozzo Ferriero, la faggeta in questione è estesa circa 70 ettari e si sviluppa su una superficie sub-pianeggiante compresa tra 1700 e 1750 s.l.m., in prossimità dello spartiacque che segna il confine tra Basilicata e Calabria. In questa aera vegetano faggi monumentali, che hanno raggiunto l’età di circa 500 anni.

Corsi d’acqua e affioramenti rocciosi, profonde faglie e inquietanti voragini attraversano il Parco del Pollino, “popolato” anche da fossili risalenti a decine di migliaia di anni fa, come lo scheletro di un Elephas antiquus italicus, custodito nel Museo Naturalistico e Peleontologico di Rotonda. L’attuale sede del museo si trova in via Roma nell’edificio delle ex scuole elementari appositamente ristrutturato. L’esposizione museale consta di più sale in cui sono conservati diversi reperti fossili. Notevole è lo scheletro di un “Elephas antiquus” ritrovato nel territorio al confine con il comune di Laino Borgo nel 1982. L’eccezionale ritrovamento ha consentito la ricostruzione di quasi tutto lo scheletro del possente animale, vissuto nel pleistocene medio-superiore (400.000 – 700.000 anni fa), che era alto ben quattro metri e ne misurava sei di lunghezza. Nell’area della località Calorie è stato poi rinvenuto nel 2006 lo scheletro di un “Hippopotamus antiquus”, che si trova pure in esposizione nel museo. La conservazione dei reperti fossili è stata resa possibile sia dal rapido seppellimento nei sedimenti lacustri, sia dalle caratteristiche chimiche delle acque. La zona del ritrovamento ricade nel comune di Rotonda ad una quota di circa 390 mt., su un dosso collinare scalzato alla base dal corso del fiume Mercure. Il Museo Naturalistico e Paleontologico di Rotonda, dal 24 aprile del 2009, ospita anche un plastico ferroviario donato al comune dal modellista milanese Giordano Taverna, scomparso nel 1999. Il plastico è stato messo in funzione e automatizzato da Giuseppe Petrosillo.

A Rotonda è possibile visitare anche l’Ecomuseo del Pollino intitolato a “Sandro Berardone”, realizzato presso il complesso Monumentale Santa Maria della Consolazione. Esso incarna l’intero patrimonio del Parco del Pollino, elemento vivo in grado di rappresentare la vita dei territori del Parco: paesaggio naturale e culturale. Incontro tra natura storia e tecnologia, in modo semplice e coinvolgente l’Ecomuseo racconta ogni aspetto del territorio del Parco configurandosi come un polo attrattivo per i visitatori di tutte le età. Dalla storia del Parco, alla flora e alla fauna, alla cultura e alle tradizioni, Il percorso espositivo coinvolge i visitatori in un affascinante viaggio alla scoperta dell’Area protetta grazie a supporti espositivi e tecnologie innovative (exhibit ed edutainment) basati sui nuovi linguaggi della comunicazione museale, e l’ausilio di immagini, filmati, ricostruzioni in grafica 3d, ambientazioni tattili, visive e auditive. L’Ecomuseo del Pollino rappresenta complessivamente il patrimonio ambientale e culturale del Parco Nazionale fornendo al visitatore tutte quelle suggestioni, emozioni e informazioni capaci di sollecitare e rinviare alla visita e alla scoperta diretta dei meravigliosi paesaggi del’Area protetta.

A Rotonda, fiorente è il comparto agricolo con alcune eccellenze. “I fagioli bianchi di Rotonda” e “la melanzana rossa di Rotonda” sono due prodotti  Dop (Denominazione di Origine Protetta) cui è dedicata anche una importantissima Sagra che si svolge a fine agosto. Vista la conformazione del territorio, che abbonda di materia prima, è presente a Rotonda l’industria artigianale della lavorazione della pietra. In tempi non troppo remoti, gli artigiani provvedevano con il loro lavoro a tutte le esigenze quotidiane delle famiglie. Punta d’eccellenza dell’artigianato locale è, certamente,  l’attività degli scalpellini, iniziata a partire dal 1.500, le cui mani sapienti trasformavano la pietra calcarea locale in portali, fioriere, acquasantiere, vasche e fontane che ingemmano ancora oggi le strade del borgo.

LA STORIA

Come sostenuto da diversi storiografi, l’odierna Rotonda sorge sulla preesistente città di Nerulum, a sua volta edificata sul crocevia della romana Via Popilia (detta anche Annia) con la strada passante per Grumento. Nerulum fu occupata dai romani presenti anche ad Acerenza e inoltre subì la dominazione di Roberto il Guiscardo lanciato alla conquista delle terre ricadenti nel principato di Salerno (come riporta una fonte in lingua latina). A partire dall’VIII secolo, la storia di Rotonda si compone di pagine comuni ad altri centri meridionali, soggetti a varie dominazioni feudali. Nell’XI secolo, dopo essere appartenuta al Castaldato di Laino (849), passa al normanno Signore Guglielmo di Campania. Un primo documento in cui appare il nome della cittadina sorta tra i monti del Pollino è una pergamena del 1083, come sostenuto dallo studioso Racioppi, mentre il toponimo deriverebbe, come attesta Fra’ Leandro Bolognesi nella pubblicazione del 1596 “Tutta l’Italia et isole pertinenti ad essa”, dalla conformazione architettonica fatta di case disposte a cerchio intorno alla rocca su cui sorgeva il castello. Rientrata nei possedimenti della regina Giovanna II, appartenente alla famiglia D’Angiò, Rotonda fu da lei ceduta per atto di vendita ai napoletani Scannasorece. Si alternarono poi al dominio, gli Aragonesi e i Borboni, dopo di ché non esiste alcuna documentazione  sul XVI, XVII e XVIII secolo. Gli ultimi a governare il paese furono i Sanseverino, che vi rimasero fino all’eversione della feudalità (1866). 

LA SAGRA DELL’ABETE IN ONORE DI S. ANTONIO DA PADOVA

La più importante Festa per i rotondesi è la Sagra dell’Abete in onore del Santo Patrono S. Antonio da Padova. L’origine di questa festività ha radici nel XIII secolo, dove si narra che il santo passò per Rotonda e fece sosta nei boschi del Pollino, più precisamente in località Marolo, accampandosi sotto un abete. Diversi anni dopo nello stesso punto un bovaro, che stava pascolando i suoi buoi, inciampò e cadde in un burrone, la tradizione vuole che il bovaro invocò il santo che gli apparve e lo salvò. Una volta fatto ritorno a casa raccontò l’accaduto in paese, e per rendere omaggio al santo per il miracolo, cominciarono a recarsi annualmente in quel posto per abbattere un abete e offrirlo in onore del Santo protettore. Da allora questa tradizione è ancora viva tutt’oggi. I festeggiamenti sia dal lato religioso che da quello civile hanno una durata di circa 15 giorni ma raggiungono il loro apice fra l’8 e il 13 giugno, giorno quest’ultimo dedicato al santo. La finalità di questo rito è il “matrimonio arboreo” tra la punta di un abete “a rocca” e un enorme faggio “a pitu” (che in origine era anch’esso un abete, infatti il dialetto ne conserva il nome). Questo matrimonio sta a simboleggiare la conseguente fecondità. Nella notte tra l’8 e il 9 i componenti del gruppo della “rocca” chiamati i “roccaioli” si ritrovano in località Santa maria, presso il santuario della Madonna della Consolazione, dove partono per recarsi verso i boschi del Parco nazionale del Pollino. L’abete che diventerà “a rocca” viene scelto in precedenza la seconda domenica di maggio. Contemporaneamente l’altro gruppo “i pitaioli” si recano nelle vicinanze di piano Pedarreto dove si trova il faggio, anch’esso già scelto in precedenza la prima domenica di maggio, e dove la mattina del 9 viene abbattuto pulito dai rami, dalla corteccia e squadrato. L’evento successivo si svolge l’11 giugno dove “a pitu” viene trainata da “13 paricchi”, ovvero 13 coppie di buoi ed aiutata negli spostamenti dai “pannulari” (la “pannula” è un ramo di faggio lavorato in modo tale per favorire gli spostamenti della “pitu” quando viene trainata dai buoi) fino a Piano Pedarreto dove si unisce alla “rocca”. Da qui dopo la messa, che viene celebrata ai piedi della statua del santo, situata su piano Pedarreto, inizia il corteo arboreo, dove ad accompagnare “a pitu” e “a rocca” si aggiungono “i porfiche”, alcune decine di faggi più piccoli sfrondati e lisciati, trasportati da un solo “paricchio” ciascuno. Il percorso del corteo arboreo, che porta verso il paese, è lungo circa 9 km, ed è accompagnato da canti, balli e bevute di buon vino con altre vettovaglie. Il corteo si ferma durante la serata dell’11 in località “Puzzicelli”. Il mattino successivo si riprende il corteo, che nel pomeriggio si incontra con le autorità locali in località Santa Maria, e da lì tutti insieme si raggiunge la piazza del paese che è gremita di gente in attesa del corteo. Una volta arrivato in piazza e dopo il discorso del parroco e del sindaco, “a pitu” viene innalzata a spalla, dove sull’enorme albero cammina “u Capurale da pitu”, viene rimessa per terra e portata davanti al comune dove passa la notte. La mattina del 13 avviene l’ultimo atto di questa intensissima festa, dove viene innalzato l’albero nei pressi della Casa Municipale, posto nel quale rimane fino al primo sabato di maggio. 

IL SANTUARIO DI MARIA SS. DELLA CONSOLAZIONE

Incastonato tra il verde dei monti a 1 chilometro circa dal paese, sorge il Santuario di Santa Maria della Consolazione cui si arriva da un magnifico viale lastricato in pietra. Iniziata nel 1558, la costruzione del Santuario fu terminata nel 1574, data riportata sul portale. I rotondesi parteciparono numerosi all’edificazione, per ringraziare la Madonna della Consolazione di aver salvato il paese da un lungo periodo di epidemie. La statuina della Madonna della Consolazione, realizzata in pietra locale, venne asportata da ignoti ladri nel 1976 e poi ritrovata nella villa aretina di Licio Gelli. Di fronte all’edificio sacro è stata posta una stele in pietra sulla quale è stata incisa un’epigrafe in latino che ricorda un miracolo compiuto dalla Madonna, la quale, nel 1837, salvò la popolazione di Rotonda da una terribile epidemia di colera che la stava decimando. Attualmente, le due ali laterali al Santuario sono state destinate ad ospitare la sede amministrativa dell’Ente Parco Nazionale del Pollino. All’interno del Complesso Monumentale di Maria SS.ma della Consolazione è collocato anche il “Museo del Culto Mariano” che si trova al piano superiore in una sala attigua al Santuario.
La decisione di uno spazio espositivo nasce dal voler evidenziare e condividere l’enorme importanza non solo storico artistica del patrimonio presente, ma anche socio-culturale e pastorale che ha caratterizzato per molti secoli la storia civica e religiosa della Comunità rotondese in virtù della devozione dei fedeli e pellegrini verso la  prodigiosa Sacra Effige della Madonna della Consolazione risalente al 1500. Il museo è costituito da un’unica ampia sala che contiene oggetti non solo rilevanti dal punto di vista artistico ma che costituiscono anche nel loro insieme il percorso spirituale della comunità di Rotonda nella devozione alla Vergine Madre di Dio: oggetti come immagini devozionali, fotografie, documenti a testimonianza della nascita e diffusione del culto mariano.
Inoltre all’interno delle teche del museo si possono ammirare opere d’arte o semplici oggetti di uso liturgico che costituiscono un vero e proprio percorso di catechesi continuando così ad esercitare il compito per cui erano stati concepiti, non una pura tesaurizzazione, ma la possibilità di istaurare un fecondo dialogo con il modo esterno: comunità parrocchiale, pellegrini e semplici visitatori. 

GARIBALDI A ROTONDA

Rotonda fu l’unico paese della Basilicata ad ospitare Giuseppe Garibaldi, che vi sostò il 2 settembre 1860, prima di partire da una spiaggia di Maratea per Sapri. L’eroe fu ospitato a casa della famiglia Fasanelli (ora di proprietà degli eredi del Comm. Vincenzo Tancredi), che per ricambiarne l’ospitalità regalò alla famiglia un grande medaglione di cui oggi si ignora la sorte. Garibaldi arrivò a Rotonda il 2 settembre con la colonna del Generale Cosenza, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, ed era diretto verso Napoli, in vista dello scontro con l’esercito di Francesco II. A sbarrargli la strada, anche se in ritirata, a Castelluccio era presente un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del Generale Caldarelli. Quindi decise di fermarsi nel comune del Pollino per la notte fra il 2 e il 3 settembre, accolto da don Bonaventura de Rinaldis e ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli. Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre.

ITINERARIO DEL PARATURO

Il sentiero che conduce al Fosso Paraturo rappresenta un suggestivo itinerario che in pochi minuti conduce il visitatore dal contesto urbano a quello naturalistico in un’area incontaminata che sembra quasi aprire le porte di un “altro mondo”. Il sentiero in questione è stato oggetto di un recente recupero che ha riguardato la riqualificazione e la messa in sicurezza dell’area, rendendo l’itinerario praticabile e confortevole riuscendo a valorizzarne le sue infinite peculiarità. Una riqualificazione che non resta solo tale, ma diventa un’opera che contrassegna l’inizio di una nuova vita di un luogo che può offrire ai suoi visitatori l’esperienza di immergersi in una realtà parallela. Sentieri, ruscelli, cascate e vegetazione incontaminata caratterizzano il Sentiero Fosso Paraturo, rendendolo un posto unico nel suo genere. L’opera di ripristino del Sentiero Fosso Paraturo, oltre al rifacimento di varie parti di pavimentazione, oltre all’installazione di staccionate in legno ed altre ringhiere protettive per la sicurezza dei percorsi, ha incluso anche la realizzazione di un’area pic-nic dove poter trascorrere del tempo, spensierati, immersi nella natura. L’itinerario parte dall’imbocco di Via Don Saverio Laurita, una piccola arteria situata di fronte la casa comunale, nei pressi di Largo Borsellino dove è allocato il fusto della “Pitu” piantato ogni anno il 13 giugno e, seguendo la discesa, in pochi minuti conduce al torrente dove, tra l’altro, è possibile ammirare anche la suggestiva cascata del Diavolo.

ITINERARIO DELLA CROCE

Per raggiungere la parte più antica di Rotonda, quella che conduce alla Croce, bisogna partire dalla centralissima piazza Vittorio Emanuele, cuore pulsante della cittadina. Salendo da Via Principe Umberto, diverse sono le alternative per raggiungere la “rocca”. Come un’intricata matassa, le viuzze si aggrovigliano in un affascinante gioco di scorci suggestivi, resi unici dalla presenza di pregevoli opere in pietra, che ha dato vita anche alle ripide scalinate che s’inerpicano verso il punto più alto del paese, fino a raggiungere i ruderi di un antico castello e poco prima la suggestiva terrazza della Piazzetta del Rosario, che prende il nome dalla chiesa più antica di Rotonda dedicata alla Vergine, punto panoramico per godere di una veduta incantevole della Valle del Mercure. Di qui si può procedere speditamente lungo un sentiero di recente riqualificato che conduce al punto più alto del paese (635 metri) contraddistinto da una croce in ferro donata dai Padri Redentoristi alla comunità rotondese negli anni cinquanta. Dopo il ripristino dei vari muretti, delle varie parti di pavimentazione e dopo aver ricreato l’illuminazione dell’intera area, sono state installate altre staccionate in legno ed altre ringhiere protettive in ferro per la sicurezza dei percorsi. È stata completata anche l’installazione dei fari che illuminano l’antico rudere della Torre che sovrasta il Centro Storico, ed è stato installato il cannocchiale per offrire una nuova esperienza visiva dell’intera Valle del Mercure.

Fonte: Borghi Autentici d’Italia https://www.borghiautenticiditalia.it/